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Fwd: wrestling, tutto quello che non vorreste sapere su Nassiriya

"I nostri ingegneri petroliferi conoscono quella città dai tempi dell'Agip di Mussolini , là abbiamo
costruito la prima raffineria, là la camera di commercio dove sono morti i nostri ragazzi, là persino i
ponti, i bagni pubblici, la scuola, il carcere e la moschea. Mussolini dovette cedere agli inglesi i
nostri diritti sull'Irak per mitigare le sanzioni dopo l'invasione dell'Etiopia. Ma gli inglesi
vollero che gli italiani restassero là a lavorare"

un testimone sul campo da Nassiriya

da

http://blogs.it/0100206/stories/2004/03/06/ilMisteroDiNassiriya.html

Immaginate uno spettatore di wrestling e fatelo con il disprezzo e la compassione tipici
dell'acculturato di sinistra. Su, stupitevi a lungo di come sia possibile seguire un'incontro sportivo
che si svolge sotto la trama evidente, ed accettata dallo spettatore, del simulacro dell'agonismo.
Finte le botte, le giravolte e le vittorie, pilotate le carriere dei personaggi eppure è forte il pathos
nei confronti di quel che accade sul palco o sullo schermo.
Ci sono studi interessanti su quest'aspetto del wrestling. Ecco una
scheda con una bibliografia

http://www.arts.auckland.ac.nz/online/sociol331/lec0304.html

Poi magari pensate che il calcio stia cambiando di paradigma: da sport agonistico a simulacro
dell'agonismo dove il caso, il rischio, l'imprevedibile sono ridotti a forma di una sostanza fatta di
accordi sistematici tra procuratori, giocatori, arbitri, scommettitori e azionisti. Fin qui, come ne
L'Odio di Kassowitz, tutto bene: l'intrattenimento è una forma merce che produce valore che muta
aspettative e desideri di chi lo consuma.
Il problema sta nel rendersi conto che anche la politica tende a
seguire le regole dello spettacolo erogato nel wrestling. Per diversi motivi: perchè la politica per
legittimarsi ed estrarre consenso è integrata nello spettacolo e perchè il simulacro dell'agonismo
tra parti contrapposte in politica produce sia spettacolo, e quindi consenso, che accordi vantaggiosi
tra le élites che lo producono. Questo per dire che quel che sta avvenendo in Iraq come "ritiro delle
truppe" sembra più seguire le regole della rappresentazione simulacrale che quelle della politica.
Del resto, ha sbagliato pianeta chi pensava di incidere su potenti dispositivi di neutralizzazione
della reazione di massa agli eventi facendosi una stagione di serene marce
per la pace appendendo magari la bandiera arcobaleno sul balcone di casa.
Veniamo ai fatti: il primo quello di ieri, l'attentato ai carabinieri a Nassiriya, chiarisce fino in fondo
anche sul piano dell'opinione pubblica la natura della
missione Antica Babilonia. Fino ad adesso le critiche si sono focalizzate sulla questione della presenza
ENI a Nassiriya. Gli
italiani sarebbero stati mandati lì sostanzialmente per garantire vecchi accordi tra l'ente nazionale
idrocarburi e il
governo di Saddam Hussein. Inutile dire che l'accordo risale a
metà degli anni '90 e che quindi ha oggettivamente un periodo
di patrocinio nella fase di incubazione con la maggioranza di centrodestra ('94) e in quella di
mantenimento con la maggioranza di centrosinistra che sosteneva
il governo Dini prima e quelli Prodi, D'Alema e Amato poi

http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/esteri/iraq53/petroliorai/petroliorai.html

Diciamo che fino ad adesso le notizie che arrivavano dall'Iraq
facevano pensare che gli italiani fossero lì quasi solo per tutelare gli
interessi dell'Eni, per fare la polizia di una coalizione occupante e garantire il passaggio ad una
amministrazione civile la più filoamericana possibile. Su questo ruolo di polizia una intervista al Manifesto
di soldati rientrati dall'Iraq che parlano dei rastrellamenti
italiani nelle case irachene e delle modalità di arresto non
ha avuto seguito. Meglio occuparsi della procedura delle mozioni in parlamento e dei principi declamati
alle tavole della pace. La novità
aperta dall'attentato di ieri sta nel fatto che gli italiani secondo le stesse notizie ufficiali
facevano la scorta agli inglesi ovvero una forza militare in piena guerra contro la resistenza irachena.
Un bel casino sul piano
giuridico, costituzionale e politico. Meglio far sparire dai
riflettori questi dettagli che potrebbero ingrandirsi provocando
polemiche e contraddizioni. Allora ecco D'Alema che parla di "missione di pace", del resto per lui lo era
anche il bombardamento di Belgrado voluto anche dal suo governo del '99
(si pensi che Rc che contestava quella guerra ha messo
i suoi voti determinanti per fare di D'Alema il ministro degli
esteri..), ecco il diluvio di dichiarazioni di cordoglio, i
servizi fiume sotto la casa dei parenti del soldato caduto.
Insomma tutto quanto serve per ingigantire il cordoglio riducendo a quantità trascurabile
le notizie che riguardano il fatto che l'Italia partecipa
alle operazioni belliche. Del resto il cordoglio fa parte dello
spettacolo come nel wrestling. Ma lo spettacolo in cantiere,
quello del ritiro delle truppe, sembra essere la produzione
maggiore..se riuscita.
E qui facciamo un'ipotesi: in un momento imprecisato dello scorso anno parte una discussione in Italia.
Riguarda separatamente ed in maniera intrecciata l'Eni, il centrosinistra
e il centrodestra tutti con le loro brave differenziazioni
interne. La discussione, chiamiamola così, è sul futuro
dell'investimento italiano in Iraq.
L'Eni punta a garantirsi per il futuro una tipologia di
contratto (Psa) che le permetta di estrarre petrolio e
profitti in Iraq al riparo dal controllo del governo locale
Ecco un articolo

http://www.carta.org/rivista/settimanale/2006/07/07furtocontratto.pdf

Ora, possibile che di fronte a investimenti e profitti
del genere il governo italiano non debba fare la propria parte ?
Possibile che un business plan di quella portata debba piegarsi
di fronte al problema del cambiamento della maggioranza di
governo ? Non sia mai per carità, siamo in una economia di mercato.
I manager dell'ENI hanno mai parlato con il centrodestra e
con il centrosinistra di questi temi ? Ovviamente si, solo che
noi non sappiamo dove e quando. Non conosciamo quindi personaggi, luoghi (materiali e immateriali) e procedure
delle decisioni politiche. A noi, anzi a voi (scusate tanto),
toccano le primarie fenomeno di "grande partecipazione" che
altro non servono che a trasferire consenso tramite elezione,che altri non è che un meccanismo di
passaggio di consegna
del potere, che rafforza chi questi luoghi della decisione politica conosce ed esclusivamente
frequenta. E' l'effetto
wrestling: lo spettacolo della partecipazione mentre dietro le quinte c'è la sostanza
della verticalizzazione del potere. Ma a questo punto c'è
da domandarsi se sia pienamente effetto wrestling ovvero quello
che presuppone un pubblico consapevole della completa manipolazione dello spettacolo ed egualmente partecipe.
Comunque sia, guarda caso, alla fine del 2005 le posizioni del
centrosinistra e del centrodestra sul ritiro dei soldati dall'Iraq stranamente convergono. Ad ognuno la
propria retorica elettorale: quella
da amministrazione militare del "missione compiuta" da parte
del centrodestra e quella della "risposta da dare al popolo
della pace" da parte del centrosinistra.
Sembrerebbe che l'Eni abbia mancato in sponde politiche
nelle proprie strategie di business. Possibile ? Possibile
che la paura dell'opinione pubblica prima delle elezioni
condizioni un possibile affare su scala globale ?
A quest'ultima domanda possono rispondere di si solo quelli
che credono che il wrestling non sia uno sport truccato. Sembra
incredibile ma esistono: per esempio mia zia, e con lei milioni di persone, ha sempre votato
Andreotti dicendo convinta e rapita "è tanto una brava persona".
Invece, l'uovo di Colombo che permette di tenere assieme esigenze dell'Eni, del centrosinistra e del
centrodestra, dello
spettacolo e della sostanza si chiama "Nuova Babilonia". Come
l'ormai pensionanda "Antica Babilonia" sembra rivelare i propri
scopi a poco a poco ma si sa che in politica i tempi contano.

Cosa sia "Nuova Babilonia", operazione già in essere ce lo rivela il sito dell'associazione militari
democratici che raccoglie un articolo di difesa.it titolando significativamente
"Il ritiro dall’Iraq è una bufala: invece restiamo e costituiamo un Prt"

http://www.amid.it/default.asp?link2=359&link=News&t=news

In sostanza il governo di centrodestra a suo tempo ha cambiato missione
in Iraq: data per finita la fase di attestazione in quel paese si ritira il grosso delle truppe e ci
si concentra sul core business. Che altri non è che garantire
l'Eni e far girare i soldi della ricostruzione. In che modo ?
facendo un Prt proprio nella Nassiriya tanto cara all'Eni.
E che cosa è un Prt ?
Ce lo dice il sito Pagine di difesa con un articolo
dal significativo titolo "Afghanistan, espansione Nato e ruolo dell'Italia"
Vediamo:

"I compiti principali dei Prt sono: l'aiuto al governo afghano nell'espansione della propria autorità;
la promozione di un ambiente sicuro; il supporto alle attività nel settore della sicurezza. Il team
assiste progetti di disarmo di milizie armate, concorre a progetti di accantonamento di munizioni e
promuove la formazione dell'esercito afghano. E' coinvolto a livello locale sul territorio e offre
attività di supporto, di analisi e di stimolo alla ricostruzione. Opera a contatto di organizzazioni
non governative e di enti e imprese locali.

http://www.paginedidifesa.it/2005/casoli_050203.html

Insomma i Prt sono una sorta di fase 2 nella strategia militare
di implementazione del potere delle nazioni occupanti su un territorio.
Fanno parte della strategia militare, non a caso li troviamo
su questi siti, ma c'è un motivo per cui vengono fatti passare come progetti di ricostruzione civile.
Ricordano un pò gli investimenti mafiosi in economia: ad un certo punto non si
capisce più la provenienza dei soldi, l'impresa creata sembra
legale e autonoma ed invede è eterodiretta dalla mafia. In questo caso è la struttura civile ad essere
dipendente dalle
forze che hanno occupato un paese: è la garanzia del ritiro
e del mantenimento del controllo su un territorio formalmente
riconsegnato.

Ora, il ministro Martino, nell'ultima visita a Nassiriya
ha lanciato la missione Nuova Babilonia e il Prt in Iraq.

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=50777

Discorso che non è stato criticato da Fassino e D'Alema
anzi..

http://www.dilloadalice.it/articolo.aspx?Articolo=107iraqlibero.xml-

Va detto che un corsivo di Repubblica giorni fa ipotizzava un
ritiro completo degli italiani in Iraq ma il ministro della difesa Parisi ha calcato la linea della
continuità tra Nuova
Babilonia del governo Berlusconi e Nuova Babilonia del governo
Prodi. Se ne è accorta anche la Padania alla quale non fa difetto una certa informazione grazie
probabilmente ai cinque
anni di governo

http://www.lapadania.com/PadaniaOnLine/Articolo.aspx?pDesc=60287,1,1

Insomma ecco l'uovo di Colombo: il set de "ritiro dall'Iraq" se si completerà avrà
soddisfatto gli impresari dello spettacolo della politica, gli
spettatori e gli impresari veri, quelli dell'ENI. Quelli che
sostengono come da richiesta dell'elettorato lo spettacolo del ritiro delle truppe che precede il
concentrarsi sul core business pardon, la
missione "civile" , quelli che sostengono il "missione
compiuta" e gli affaristi della "ricostruzione". Nel plauso
dei comandi alleati con i quali gli italiani collaborano pienamente
nei Prt afghani

Va detto che Rifondazione chiede discontinuità allora, come
abbiamo visto in uno dei link, Prodi ha proposto di cambiare nome (sic) ai Prt.

http://www.liberazione.it/notizia.asp?id=3932

Il nodo però sta nell'imprenscidibilità dell'intervento militare: hai voglia di chiedere maggiore
coinvolgimento delle
Ong, maggior ruolo dei civili. Qui siamo di fronte a occupazioni
militari, a enormi investimenti: è questa l'infrastruttura che
tiene la facciata, il business che muove lo spettacolo.

Stupiti ? Così va la vita nel mondo dello spettacolo dai tempi delle compagnie di giro fino a Spielberg. E a
chi protesta o mugugna il monito che lo riduce al silenzio "psst..non vorrai
mica fare il gioco delle destre ?"

D'altronde come diceva Debord "Lo spettacolo è la mappa di questo nuovo mondo, mappa che copre
esattamente il territorio".
Quello di Nassiriya, appunto.

mcs

ps. Naturalmente non è detto che lo scenario non cambi. La guerra fa la storia, figuriamoci i piani delle maggioranze
di governo.


Gmane