paolo v | 31 Aug 11:44

E' morto Franco Carlini

Quando ieri ho letto la notizia della scomparsa di Franco Carlini  
sono rimasto tramortito. E ci ho messo una notte per crederci.
Leggendo i suoi Chip and salsa e i suoi articoli sul Manifesto, i  
suoi libri, avevo l'impressione (infatti non ci conoscevamo  
personalmente) che fosse un amico senza età, che non ti aspetti che  
possa morire. Un colpo, davvero.
Mi ricordo di averlo intravisto in un bar di Genova al G8 del 2001 e  
quando sfogliavo il Manifesto e trovavo un suo pezzo sulla città, a  
cui sono sentimentalmente legato, me lo succhiavo d'un fiato anche se  
sapevo che parlava del declino industriale, dei camalli e dello  
svuotamento di una città che non è riuscita ad autovalorizzarsi.
Nei suoi pezzi mi sorprendeva l'estesa cultura tecnologica, la  
competenza nel far vedere come l'oggi vive nella complessità e  
nell'interconnessione tra diverse tecnologie, soprattutto apprezzavo  
la sua critica del web in cui poche volte, forse mai, si abbandonava  
alla distruttività, che invece in maniera snobistica oggi impera sui  
grandi giornali che devono fare "notizia" e spettacolarizzarla,  
proprio perchè dipendono e sono fautori di quel mercato.
Quello dell'interconnessione tra tecnologie informatiche,  
telecomunicazioni e TV era uno dei suoi campi di indagine  
privilegiati e riuscivo a capire le strategie delle varie Telecom,  
Tiscali o Fastweb, o delle fusioni delle compagnie USA, perchè sapeva  
raccontare con lucidità, chiarezza e una specie di veemente urgenza,  
che, come lettore condividevo, come qualsiasi fautore dell'idea che  
il futuro è ora, che non esiste un domani in cui le tecnologie  
digitali o Internet adempiranno alle loro promesse.
Ecco questa mi sembra adesso una delle lezioni che Franco Carlini ci  
ha lasciato, cioè ha lasciato ad una comunità dei senza comunità che  
naviga, scarica, tenta un uso alternativo dell'informazione, del  
tempo di vita, dei desideri, del proprio essere digitale, che non è  
il blog patinato, il cellulare di ultima generazione o la TV su  
Internet, bensì la musica, la condivisione, il fallimento della  
proprietà intellettuale del XX secolo.
La lettura dei suoi saggi era il pendant dell'uso che si fa oggi di  
Internet, della TV, del cellulare, delle reti, della conoscenza, di  
tutto questo intrecciato insieme; la faccia razionale e sapiente, di  
solito nascosta all'uso comune, eppure a portata di mano. Infatti una  
delle considerazioni che mi viene sempre di fare, una volta finito di  
leggere i suoi pezzi è: "ma sì, è vero, questi sono gli anelli  
mancanti, in questo modo il "disegno" complessivo, cioè il senso di  
ciò che usiamo oggi, si chiarisce". Sapeva prevedere. E soprattutto  
mi sembrava di cogliere sempre il fatto che le telecom , i grandi  
network, i mainframe digitali e informatici fossero a portata di mano  
per chiunque. Che cioè, potenzialmente ciascuno e ciascuna di noi  
potesse non solo interloquire con il capitale immateriale in forma di  
bit, ma entrarci dentro, smontarlo e farne l'uso desiderato.
La sua narrazione delle tecnologie e della scienza annessa è  
un'apertura di campo che rimanda alla scommessa della democrazia in  
rete, anche quando la rete è stracolma di consenso pubblicitario,  
gadget commerciali, merci da vendere e crimini da nascondere. E' su  
quella frontiera che per me stava Carlini, nella difficile posizione  
di una cultura che si deve continuamente ibridare, disposta a mutare  
i fondamenti una volta riconosciuti inadeguati, effimeri, o di breve  
durata. E' ciò che oggi credo richiede la realtà cibernetica che  
viviamo, abbandonare le identità e le posizioni acquisite, avere il  
coraggio di smarcarsi dalla propria scienza, per metterla in comune.
Grazie Franco.

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