Roberto Vignoli | 23 Jun 18:53
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Un Ponte di guerra

di Antonio Mazzeo (22 giugno 2008)

Opporsi alla realizzazione del Ponte sullo Stretto non risponde solo a 
obiettivi di difesa del territorio e dell’ambiente o di lotta ai modelli 
socioeconomici e trasportistici di stampo neoliberista. Attorno al 
progetto ruotano infatti gli interessi dei Signori delle guerre che 
insanguinano il pianeta. A promuovere il Ponte c’è il capitale 
transnazionale che controlla l’industria bellica e le imprese impegnate 
nelle costruzione delle basi militari. L’eventuale costruzione del Ponte 
sarà inoltre l’occasione per dare impulso ai processi di 
militarizzazione del Sud Italia.

Verso la militarizzazione dello Stretto di Messina

Intervenendo ad un convegno pro-Ponte organizzato nel 2005 dalla CISL, 
l’allora presidente della Commissione parlamentare antimafia, sen. 
Roberto Centaro (AN), si soffermava sui rischi d’infiltrazione mafiosa 
nella gestione degli appalti per la realizzazione dell’opera, 
preannunciando le “contromisure” che il governo intendeva adottare.
“I servizi segreti saranno operativi – ha affermato Centaro – e se 
necessario non si esiterà ad attuare un’operazione sullo stile dei 
Vespri Siciliani, anche se rinunciare alla militarizzazione sarebbe una 
prova di forza da parte delle istituzioni”.
Uomini dei servizi e militari dunque per presidiare i cantieri del Ponte 
sullo Stretto, in una riproposizione della sventurata stagione 
post-stragista del 1992, quando l’allora governo Amato inviò in Sicilia 
i reparti dell’Esercito del Centro-Nord per presidiare strade, porti, 
ponti, infrastrutture produttive, finanche abitazioni private. 
Un’operazione di “controllo del territorio” che contribuì al processo di 
militarizzazione dell’isola fornendo un’occasione unica e irripetibile 
alle forze armate per sperimentare ruoli di controllo “interno” e di 
“ordine pubblico”, funzioni poi esportate nei principali scacchieri di 
guerra, dalla Somalia alla ex Jugoslavia, sino alle recenti missioni in 
Afghanistan ed Iraq.1

Per assicurare la “pax sociale” nell’area dello Stretto di Messina, il 
nuovo governo Berlusconi si avvarrà così dello strumento predisposto dal 
ministro Ignazio la Russa (AN), quei 3.000 volontari super specializzati 
delle forze armate pronti a presidiare i “punti sensibili” del 
territorio nazionale (discariche e megainceneritori, vecchie e nuove 
centrali nucleari, cantieri delle grandi opere, ecc.).

Meno noto ma certamente più costoso sarà invece il dispositivo 
armamentistico che dovrà essere predisposto per la difesa vera e propria 
della megainfrastruttura.
Come denunciato da anni dai pacifisti locali, l’eventuale realizzazione 
del Ponte di Messina genererà una vera e propria rivoluzione 
dell’assetto militare nel Mezzogiorno d’Italia.

Nella seconda metà degli anni ’80, il ministero della Difesa presentò un 
rapporto segreto (denominato “Coefficiente D”), in cui venivano 
analizzati gli interventi necessari per un eventuale utilizzo 
dell’infrastruttura per esigenze di tipo militare e per assicurare la 
protezione del manufatto in caso di crisi internazionale, minacce 
terroristiche o di vero e proprio conflitto armato. Sin da allora il 
tema della “difesa del ponte” apparve agli strateghi uno dei problemi 
più complessi da affrontare. Il generale Gualtiero Corsini, in un suo 
intervento su una rivista specializzata delle forze armate, parlò di 
“grossi problemi di vulnerabilità del ponte”, data la sua 
sovraesposizione “ad ogni tipo di attacco con navi, aerei o missili”. 
Secondo il generale Corsini, il ponte sullo Stretto era destinato a 
diventare “punto sensibile di dimensione strategica probabilmente non 
comparabile con alcun altro obiettivo esistente in Italia”.
“Il risultato di un’azione offensiva contro una tale opera – aggiungeva 
il militare - sarebbe in ogni caso “eccezionale” specie per i contenuti 
di “simbolo”, politici e psicologici, che un attentato 
all’infrastruttura verrebbero ad assumere”.
Osservazioni quasi profetiche, considerando gli scenari internazionali 
apertisi dopo l’11 settembre 2001 con l’attacco aereo alle Torre Gemelle 
di New York.

Nel suo intervento il generale Corsini non si sbilanciava a quantificare 
gli oneri finanziari per la difesa militare del Ponte, anche se li 
definiva “altissimi” in quanto si sarebbero dovuti approntare “una 
molteplicità di sistemi aerei, missilistici e artigliereschi con base a 
terra e su mezzi navali”.2

Contemporaneamente all’inizio dei lavori per il Ponte sullo Stretto e 
allo sbarco dei nuovi “Vespri Siciliani” è dunque ipotizzabile 
l’installazione di sistemi di missili terra-aria tra Scilla e Cariddi, 
l’utilizzo degli scali “civili” di Reggio Calabria e Lamezia Terme per 
il rischiaramento di cacciaintercettori e bombardieri, l’ennesimo 
potenziamento della base aeronavale di Sigonella (dove stanno per 
giungere i velivoli senza pilota Global Hawk) e dei porti militari di 
Messina ed Augusta, la “cessione” alla NATO del porto di Gioia Tauro, la 
predisposizione di una “cintura navale” nel Basso Tirreno e nello Ionio 
magari utilizzando l’arcipelago delle Eolie ed i porti di Milazzo, 
Giardini-Naxos, Giarre-Riposto e Catania (come avvenuto durante le crisi 
USA-Libia e la prima Guerra del Golfo).3

Dalle basi Usa al Ponte

Analizzando alcune delle società impegnate nella progettazione e 
realizzazione della megaopera nello Stretto di Messina, è possibile 
individuare un ulteriore aspetto del rapporto Ponte-militarizzazione. 
Esse, infatti, sono contestualmente tra le protagoniste nella 
costruzione e ampliamento delle principali basi USA e NATO in Italia. E 
non solo.

Impregilo, ad esempio, capofila dell’associazione temporanea d’imprese 
general contractor per i lavori del Ponte, nel 2006 ha concluso i lavori 
di ammodernamento dell’aeroporto militare di Capodichino (Napoli), a 
disposizione delle forze aeree della US Navy e della NATO operanti nel 
Mediterraneo e nello scacchiere mediorientale. Sino al giugno del 2006, 
la stessa Impregilo, tramite la controllata Impregilo Edilizia e 
Servizi, deteneva il 60% delle quote sociali di “Gricignano 3”, società 
attiva nei servizi di facility management presso l’ospedale della Marina 
militare americana di Gricignano d’Aversa (Caserta).4

Dalla Colombia al Guatemala, dalla Nigeria al Kurdistan, dal Lesotho 
all’Islanda, la società ha inoltre firmato alcune delle opere 
infrastrutturali più devastanti dal punto di vista ambientale e 
sociale.5 Attualmente Impregilo è impegnata in Italia nel completamento 
di due tratte dell’Alta Velocità ferroviaria a maggiore impatto 
socioambientale, la Bologna-Firenze e la Novara-Milano, nonché nella 
costruzione del passante autostradale di Mestre.

In cordata con Impregilo per i lavori del Ponte c’è poi l’azienda leader 
della Lega delle Cooperative, la CMC – Cooperativa Muratori Cementisti 
di Ravenna, che arriverà nello Stretto con i manager ed i mezzi che 
operano ininterrottamente da dodici anni nella base nucleare di 
Sigonella, trampolino di lancio di tutte le operazioni di guerra degli 
Stati Uniti in Africa e Golfo Persico.

Lo scalo aeronavale di Sigonella sorge a pochi chilometri dalla città di 
Catania. La base è al centro di un vasto programma di potenziamento 
infrastrutturale. Nel gennaio 2008 si sono conclusi i lavori del 
cosiddetto “Mega IV Multiple Buildings Naval Air Station”, con la 
realizzazione di una scuola all’interno di NAS1 (la zona adibita a 
centro residenziale per i militari americani) e di altri sette edifici 
con varie destinazioni d’uso, prevalentemente uffici ed officine, 
nell’area operativa di NAS 2 (lo scalo aeroportuale con i depositi di 
armi e gli hangar per cacciabombardieri e pattugliatori). L’intero 
ammontare dei lavori, per un valore di 59,5 milioni di euro, sono stati 
appannaggio della CMC.

Nella base Sigonella, la cooperativa di Ravenna ha pure portato a 
termine le opere del Piano Mega III, finanziati nel 2001 dal 
Dipartimento della Marina degli Stati Uniti. Con il Mega III sono stati 
realizzati strade, parcheggi, piazze, aree attrezzate a verde, sei 
edifici polifunzionali, un centro commerciale ed un complesso sportivo e 
ricreativo per le truppe USA. Ancora più sostanzioso il valore di questo 
programma: alla CMC sono andati infatti 76,3 milioni di euro.
Altri 80 miliardi di vecchie lire erano finiti invece alla “coop” nel 
1996 per il Piano Mega II (la realizzazione di alloggi per i 
sottufficiali americani ed altre sei palazzine adibite a uffici e centri 
operativi).

La cooperativa “rossa” compare poi nel consorzio che dovrà realizzare la 
galleria di circa 10 chilometri a Venaus, in Val di Susa, nell’ambito 
dei lavori per l’Alta Velocità ferroviaria Torino-Lione. E, come se non 
bastasse, nel marzo 2008 le forze armate USA hanno sottoscritto con la 
CMC un contratto per 245 milioni di euro per la costruzione delle 
infrastrutture che ospiteranno nell’aeroporto Dal Molin di Vicenza, i 
militari in forza alla 173^ Brigata Aerotrasportata dell’US Army, 
attualmente operativa dalle basi di Camp Ederle (Vicenza), Bamberg e 
Scweinfurt (Germania).6
Al banchetto di guerra, la CMC di Ravenna parteciperà insieme al CCC - 
Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna, il colosso della Lega 
delle Cooperative di cui la stessa CMC è socia.7

Tornando in Sicilia, merita segnalare il ruolo pro-Ponte e pro-basi di 
importanti società di costruzioni locali. La Demoter di Messina, ad 
esempio, azienda leader nella movimentazione terra, affermatasi pure in 
Trentino Alto Adige, Toscana e Calabria, è stata la subappaltatrice del 
consorzio Ferrofir (Astaldi-Di Penta-Impregilo) nella realizzazione 
della lunga galleria dei Peloritani tra Villafranca Tirrena e Messina, 
predisposta in vista del costruendo passante ferroviario del Ponte sullo 
Stretto.

Nel maggio 2005, la Demoter ha inoltre rilevato gli ultimi lotti per il 
completamento, sulla A-20 Messina-Palermo, degli svincoli ai quartieri 
di Giostra e Annunziata, previsti come penetrazione autostradale verso 
Capo Peloro e la futura torre siciliana del Ponte. Per questi lavori, la 
Demoter si è associata con la veneta Cordioli e C. e con A.I.A. 
Costruzioni di Catania, società che ha realizzato un edificio “per la 
gestione delle munizioni” nella base aerea USA di Aviano, l’air terminal 
per passeggeri e merci della base NATO di Napoli Capodichino e alcuni 
alloggi per i militari statunitensi di stanza in quest’ultima 
infrastruttura militare.
L’A.I.A Costruzioni ha inoltre partecipato alla realizzazione del nuovo 
aeroporto di Catania Fontanossa (utilizzato periodicamente da velivoli 
militari delle forze armate italiane e statunitensi); dell’albergo “Navy 
Lodge”, dell’ospedale “Med-Dental” e di un complesso scolastico della 
base USA di Sigonella.

La società messinese Demoter ha pure eseguito lavori per 5,2 milioni di 
euro per il completamento del cosiddetto “Residence Mineo” che ospita, 
nel territorio dell’omonimo comune siciliano, quattrocento alloggi 
familiari per il personale americano in forza a Sigonella.
Si è trattato di un intervento realizzato per conto della Pizzarotti 
Parma, altro colosso italiano delle costruzioni che ha partecipato alla 
gara per il general contractor del Ponte in cordata con il gruppo 
Astaldi di Roma.

La stessa Pizzarotti ha realizzato in Sicilia il complesso “Belpasso 
Housing” che ospita 526 alloggi indipendenti per il personale USA di 
Sigonella. L’azienda di Parma è una dei maggiori leader nella 
realizzazione di basi militari in Italia. Nel 1979 le fu affidata la 
realizzazione di una serie di infrastrutture all’interno della Stazione 
aeronavale di Sigonella quando la base fu scelta dagli strateghi di 
Washington come baricentro dei nuovi piani di penetrazione militare nel 
Mediterraneo orientale e in Medio Oriente e come base avanzata in Europa 
della Rapid Deployment Force, la Forza d’Intervento Rapido delle forze 
armate USA. A metà anni ’80 la Pizzarotti ha poi partecipato alla 
costruzione di numerose infrastrutture nella base di Comiso (Ragusa), 
utilizzata dalla US Air Force per l’installazione di 112 missili a 
testata nucleare.8

Più recentemente (anno 2003), il “Department of the US Navy” ha 
assegnato alla Pizzarotti i lavori di costruzione di un complesso di 
edifici da adibire a residenze per 300 marines, nella base di “Camp 
Ederle”, Vicenza, per un importo di oltre 20 milioni di euro. La società 
di Parma ha poi eseguito i lavori di ristrutturazione e di ampliamento 
delle banchine della base navale USA di Santo Stefano (arcipelago de La 
Maddalena), utilizzata sino a qualche tempo fa come base appoggio per i 
sottomarini nucleari i stanza nel Mediterraneo.

Un’altra partner d’Impregilo e CMC nella progettazione e costruzione del 
Ponte, Società Italiana per le Condotte d’Acqua, a fine anni ’80 
partecipò ai lavori di realizzazione dello stabilimento Alenia 
Aeronautica di Nola (Caserta). Allora la società era di proprietà del 
gruppo IRI ed era presieduta dal generale Mario de Sena, ex comandante 
dell’Arma dei Carabinieri. Nel 1994 Condotte passò poi sotto il 
controllo di Iritecna che in quegli anni era pure azionista della 
Stretto di Messina Spa.9

Lo stabilimento Alenia di Nola è utilizzato oggi per la costruzione e 
l’assemblaggio di componenti destinati a velivoli civili e militari. 
L’attività produttiva di Alenia Aeronautica comprende, tra gli altri, il 
C-27J, aereo da trasporto tattico, o gli ATR42MP e ATR72ASW, velivoli 
appositamente sviluppati per missioni di pattugliamento marittimo. 
Alenia riveste inoltre un ruolo chiave in alcuni dei programmi militari 
internazionali più importanti, come l’Eurofighter Typhoon, il Joint 
Strike Fighter F-35 e il dimostratore UCAV europeo Neuron.

Mercanti di morte

Ancora meno noto come la Società Stretto di Messina, concessionaria 
pubblica per la realizzazione del Ponte, abbia avuto nel proprio 
consiglio d’amministrazione alcuni dei rappresentanti più significativi 
del complesso militare industriale italiano.

Giuseppe Zamberletti, Presidente della Stretto di Messina, è stato uno 
dei politici particolarmente attivi nella campagna orchestrata dalle 
grandi imprese militar-industriali per la modifica della legge 185 del 
1990 che regola l’export di armi, a favore della piena 
“liberalizzazione” in materia. “Siamo contro le norme, introdotte 
dall’area parlamentare più utopistica e massimalista, realmente assurde, 
come quelle relative ai paesi in via di sviluppo”, ha dichiarato lo 
stesso Zamberletti, in occasione di un seminario organizzato nella 
primavera del 1999 dall’Istituto ricerche e informazioni difesa 
(Istrid), insieme alle maggiori aziende belliche nazionali.10

Il nome di Giuseppe Zamberletti fu inserito nella lista del governo 
ultraconservatore che doveva essere insediato dopo il cosiddetto “golpe 
bianco” dell’ex partigiano Edgardo Sogno, previsto per l’agosto 1974, al 
culmine di una lunga stagione di sangue e di bombe neofasciste. Il 
governissimo per la restaurazione dell’“ordine sociale”, il cui 
programma presentava sorprendenti analogie con il Piano di Rinascita 
Democratica di Licio Gelli e della P2, prevedeva la presidenza di 
Randolfo Pacciardi, ministro della difesa Edgardo Sogno e 
dell’industria, appunto, Giuseppe Zamberletti.

Emmanuele Emanuele, sino all’aprile 2005 nel consiglio d’amministrazione 
della società concessionaria per il Ponte, è consigliere dell’Agusta 
S.p.A., una delle protagoniste del mercato mondiale degli elicotteri da 
guerra (un fatturato di oltre 2,5 miliardi di euro ed un portafoglio 
ordini per oltre 7,6 miliardi).
L’Agusta opera in joint venture con la britannica Westland ed è 
controllata da Finmeccanica, la holding a capitale pubblico che ha 
assorbito le maggiori aziende italiane operanti nel settore militare, 
aerospaziale e dell’energia nucleare. Oltre ad Agusta, Finmeccanica 
controlla Alenia Aeronautica, Selenia Communications, Ama, Aermacchi, 
Galileo Avionica, AnsaldoBreda ed Ansaldo Energia.

Casualità vuole che l’odierno presidente del consiglio d’amministrazione 
di Impregilo sia Massimo Ponzellini, manager cresciuto all’ombra dell’ex 
presidente del consiglio Romano Prodi. Dopo aver ricoperto l’incarico di 
direttore generale del centro studi Nomisma e dirigente superiore 
dell’IRI, Ponzellini passò a sedere nel consiglio d’amministrazione di 
Finmeccanica. Da vicepresidente della BEI (la Banca Europea per gli 
Investimenti), nel 2001 Massimo Ponzellini aveva espresso la 
disponibilità del suo istituto a “sostenere fino al 50% il finanziamento 
del Ponte sullo Stretto”.11

Amministratore delegato della holding di controllo del complesso 
militare industriale italiano è stato Alberto Lina, sino allo scorso 
anno amministratore delegato di Impregilo. Altro ex consigliere 
d’amministrazione di Finmeccanica è stato pure il dott. Pietro Ciucci, 
odierno amministratore delegato della Società Stretto di Messina, ma 
soprattutto presidente di ANAS, l’ente che è ormai l’azionista di 
riferimento della concessionaria pubblica per la realizzazione del Ponte.
Del Cda di Finmeccanica è stato pure membro il professor Ernesto Monti, 
presidente del Gruppo Astaldi, grande sconfitto nella gara per il 
general contractor del Ponte.

Del penultimo consiglio d’amministrazione della Stretto di Messina 
S.p.A., hanno fatto parte due uomini che ricopriranno poi un ruolo 
determinante nel cosiddetto processo di “ricostruzione” delle 
infrastrutture distrutte dai bombardamenti USA in Iraq: l’on. Vito 
Riggio, e l’ex manager Montedison, Lino Cardarelli.

Vito Riggio è uno dei consiglieri d’amministrazione del “Consorzio 
italiano infrastrutture e trasporti per l’Iraq”, con sede legale a Roma 
e soci ANAS, Ferrovie dello Stato, Italferr, Ente nazionale per 
l’aviazione civile ed ENAV.
Al consorzio è stata affidata l’attuazione del piano generale dei 
trasporti iracheno dalla CPA, l’Amministrazione della coalizione 
occupante (il governo provvisorio guidato dagli Stati Uniti e dagli 
“alleati”). Organo della CPA è il PMO (Program management office), 
l’organismo delle forze d’occupazione che coordina gli aspetti 
economici, finanziari e industriali della ricostruzione e di cui è stato 
nominato vicedirettore, appunto, Lino Cardarelli.

Transnazionali del Terrore

Il Program Management Office ha distribuito milioni di dollari ai 
general contractor chiamati alla ricostruzione di aeroporti, porti, reti 
stradali e infrastrutture petrolifere iracheni. Le società, ovviamente, 
sono in buona parte statunitensi; tra esse spiccano innanzitutto 
Bechtel, Luois Berger e Parsons, tutte concorrenti all’affare del Ponte 
sullo Stretto.

Bechtel è forse il maggior colosso militare-industriale-nucleare 
mondiale, ma esercita un ruolo predominante anche nel settore 
energetico, dei servizi e del controllo privato delle risorse idriche. 
Con sede a San Francisco (California) e un fatturato annuale di oltre 
15.000 milioni di dollari, Bechtel è profondamente radicato nelle forze 
armate e nell’establishment politico repubblicano degli Stati Uniti. Il 
vice presidente di Bechtel Corporation, Jack Sheehan, è stato sino al 
1998 generale dell’U.S. Marine Corps, e ha ricoperto pure l’incarico di 
responsabile del NATO’s Supreme Allied Commander Atlantic, e comandante 
in capo dell’U.S. Atlantic Command.
Del consiglio d’amministrazione di Bechtel ha fatto parte per un lungo 
periodo George Shultz, potente ex segretario di stato degli Stati Uniti 
d’America durante la presidenza di Richard Nixon. Consulente legale di 
Bechtel è stato pure l’ex segretario della difesa, Caspar Weinberg, 
mentre Kenneth Devis, odierno vicepresidente del gruppo californiano, ha 
occupato l’incarico di vicesegretario per l’Energia dell’amministrazione 
di Gorge Bush padre.
Gorge W. Bush figlio ha invece nominato il presidente del board 
esecutivo, Riley P. Bechtel, quale membro del proprio Consiglio di 
Presidenza per le Esportazioni.

Bechtel ha progettato il Canale della Manica, tra le realizzazioni più 
fallimentari della storia dei trasporti. La società, inoltre, è stata 
tra le prime nel 1997 ad offrire alla Stretto di Messina la 
disponibilità alla partecipazione progettuale ed esecutiva del Ponte; 
nello stesso anno i suoi manager incontravano a Messina i vertici della 
Società Stretto e l’allora presidente, oggi onorario, Nino Calarco.12

Nonostante Bechtel International Inc. sia stata presente alla fase di 
pre-qualifica per l’individuazione del cosiddetto “Project Management 
Consultant” (PMC), che avrà il compito di svolgere le attività di 
controllo e verifica della progettazione definitiva, esecutiva e della 
realizzazione dell’opera da parte del Contraente Generale, il gruppo 
californiano non ha presentato un’offerta alla gara effettuata a fine 2005.
Probabilmente alcuni degli innumerevoli impegni assunti con 
l’amministrazione Bush avranno indotto il management della società a 
ritenere meno vantaggioso il rapporto costi-benefici del Ponte.

Bechtel, infatti, oltre a contratti per milioni di dollari in Iraq, è 
impegnata con la Lockheed Martin nel nuovo programma di potenziamento 
del sistema missilistico nucleare e di sorveglianza spaziale avviato 
nell’atollo Kwajalein (“Reagan Test Site”), Isole Marshall per conto 
dell’U.S. Army Space and Missile Defense Command. Altri appalti per 
circa 5 miliardi di dollari sono stati ottenuti dal Dipartimento per 
l’Energia degli Stati Uniti per sviluppare gli impianti di processamento 
di uranio per la fabbricazione di testate nucleari di Oak Ridge, Tennessee.
Bechtel Corporation gestisce inoltre la stazione per i test nucleari del 
Nevada, dove vengono eseguiti in profondità e con cadenza periodica i 
cosiddetti “esperimenti subcritici” (dal costo di circa 20 milioni di 
dollari l’uno).13

Anche il gruppo Louis Berger, società d’ingegneria con sede in New 
Jersey, ha concorso, senza successo, al bando di gara per il Project 
Management Consulting (PMC) del Ponte sullo Stretto. Oltre che in Iraq, 
Louis Berger è presente nella ricostruzione di importanti infrastrutture 
nell’Afghanistan sotto occupazione internazionale.

La gara per il PMC è stata invece vinta da Parsons Transportation Group 
che così seguirà la progettazione definitiva del Ponte sullo Stretto di 
Messina.
Colosso statunitense del settore d’ingegneria e costruzioni, Parsons ha 
sede a Pasadena (California) e filiali in oltre 80 paesi del mondo.

In Iraq, il Program Management Office della coalizione militare 
internazionale occupante, ha affidato al gruppo Parsons contratti per 
milioni di dollari per la ricostruzione di decine d’infrastrutture 
civili e militari. Parsons Transportation Group, che per il regime di 
Saddam Hussein aveva realizzato il ponte “14 luglio” sul Tigri e la 
megacentrale elettrica di alimentazione della città di Bagdad, nonché 
progettato la metropolitana sotterranea della capitale, è stato inoltre 
contrattato dal Corpo d’Ingegneria dell’Esercito USA per lo “sminamento 
e la distruzione di armi” ed il recupero delle maggiori reti petrolifere 
e dei gasdotti irakeni.
Per conto dell’US Air Force, il gruppo Parsons ha riabilitato le 
infrastrutture della base aerea di Taji, oggi una delle più importanti 
aree operative delle forze armate della coalizione alleata. La società 
statunitense è infine subappaltatrice del colosso Bechtel International 
Inc. per la realizzazione di un megaprogramma infrastrutturale (sistemi 
idrici, ospedali, centri educativi, caserme, stazioni di polizia e 
prigioni) coordinato dal PMO e finanziato in parte da USAID, l’agenzia 
di cooperazione USA.

In Iraq, contratti complessivi per 200 milioni di dollari sono finiti 
invece alle imprese italiane “amiche” del Ponte, principalmente 
Snamprogetti e Tecnimont (in gara per il Project Management Consultant 
dell’opera) e Techint della famiglia italo-argentina dei Rocca, a capo 
dell’impero internazionale dell’acciaio e azionista di riferimento di 
Impregilo sino alla primavera del 2007.
La stessa Impregilo continua ad aspirare ad importanti commesse civili 
nel martoriato paese arabo. La società di Sesto San Giovanni è del resto 
di casa nello scacchiere mediorientale: nel piccolo emirato di Abu 
Dhabi, Impregilo ha realizzato numerosi dissalatori e la più grande 
moschea del mondo.

Ancora ad Abu Dhabi, Giuseppe Zappia, l’imprenditore italo-canadese che 
avrebbe operato per conto di Cosa Nostra per finanziare il Ponte sullo 
Stretto, ha progettato un acquedotto di oltre 400 chilometri ed ottenuto 
ben otto contratti di costruzioni civili. Negli Emirati Arabi Zappia ha 
anche lavorato alla realizzazione di campi base utilizzati dalle forze 
armate USA per sferrare i suoi attacchi all’Iraq durante le due più 
recenti Guerre del Golfo.

Il Ponte è certamente un mostro del capitalismo senza alcuna parvenza umana.

Note

1 A. Mangano, A. Mazzeo, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi 
per non costruire il Ponte, Edizioni Punto L, Ragusa, 2006, p. 91.
2 Cfr. G. Messina “Quale difesa per il ponte”, Giornale di Sicilia, 1 
aprile 1988.
3 A. Mazzeo, “Forze armate missili e 007 a difesa Ponte sullo Stretto”, 
www.terrelibere.org./noponte/oss.php, 21 novembre 2004.
4 Impregilo ha inoltre concorso, senza fortuna, alle diverse gare 
d’appalto indette dal Dipartimento della Difesa USA per il potenziamento 
dello scalo aeronavale di Sigonella (Sicilia).
5 A. Mazzeo, A. Trifirò, Colombia. Conflitto armato, ruolo delle 
multinazionali, violazione dei diritti indigeni, Palombi Editore, Roma, 
2001.
6 K. Harris, “U.S. awards Dal Molin construction contract”, Stars and 
Stripes, European edition, March 30, 2008.
7 Il Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna ha partecipato alla 
gara preliminare per il general contractor del Ponte sullo Stretto in 
cordata con il gruppo Astaldi di Roma, e dunque come avversaria della 
“socia” CMC. Inverosimilmente, la cooperativa bolognese si ritirò però 
alla vigilia dell’apertura delle buste di gara, dopo che il sito 
Terrelibere.org, il WWF e la parlamentare verde Anna Donati avevano 
ipotizzato la violazione delle normative in materia di appalti che 
escludono espressamente la partecipazione ad una gara di imprese che “si 
trovino fra di loro in una delle situazioni di controllo”.
8 A. Mazzeo, La Mega Sigonella, paper, Campagna per la smilitarizzazione 
di Sigonella, Catania, maggio 2004.
9 Tre anni più tardi la Società Italiana per le Condotte d’Acqua fu 
definitivamente acquisita dalla finanziaria Ferfina della famiglia Bruno.
10 G. Meroni, “La lobby italiana delle armi”, Vita Magazine, 14 gennaio 
2005.
11 Il Sole 24 Ore, 20 aprile 2001.
12 Nino Calarco è anche direttore della Gazzetta del Sud, il principale 
quotidiano in Calabria e nella provincia di Messina, caratterizzatosi 
come principale portavoce dei “Signori del Ponte”.
13 Relativamente alla stazione del Nevada e agli esperimenti subcritici 
nucleari si veda: P. Farinella, Gli esperimenti “subcritici” del Nevada: 
non sono test nucleari ma…, Unione Scienziati per il disarmo (USPID), 
http://www.uspid.dsi.unimi.it/doc/subcrit.html.

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