29 Mar 20:23
tocca al movimento del general intellect
franco berardi <franberardi <at> gmail.com>
2009-03-29 18:23:24 GMT
2009-03-29 18:23:24 GMT
Dieci anni dopo Seattle il castello della globalizzazione e' in rovina. Non certo le strutture tecniche della globalizzazione che permangono. Non certo le competenze e i saperi della globalizzazione, che restano intatti per il momento (anche se l'attacco furioso contro la scuola e l'universita' mira a distruggere l'intelligenza collettiva). Ma il governo politico della globalizzazione e' in rovina. Lo avevamo gia' capito da anni, da quando la forsennata politica di guerra aveva bloccato l'alleanza tra capitale ricombinante e lavoro cognitivo su cui fondo' il grande balzo hightech degli anni '90. Lo avevamo capito quando le potenze petroliere e guerrafondaie della old economy si erano impadronite della Casa Bianca avviando la loro guerra e la rottamazione del general intellect. Lo avevamo capito a Sapporo, quando i grandi del mondo si erano incontrati per riconoscere la loro impotenza di fronte alla tempesta che si stava preparando. Poi la tempesta e' arrivata, il presidente della war economy ha lasciato il passo al presidente della cognitive class. Ma adesso e' troppo tardi. Obama prova generosamente a salvare il capitalismo americano con l'iniezione di dosi di keynesismo, ma non ce la fara', non ce la puo' fare. Si incontrano a Londra per fare il punto, ma e' facile prevedere che non ne verra' fuori niente. Tocca a noi, tocca ai movimenti, tocca al lavoro cognitivo interconnesso e alla potenza sociale dei lavoratori, salvare quel che ci serve e ci piace della globalita' tecnica cognitiva ed economica. Paul Krugman ha scritto recentemente che pur essendo la crisi finanziaria meno severa in Europa che negli USA, la situazione europea e' preoccupante perche' qui manca la possibilita' di una decisione finanziaria unificata. A questo occorre aggiungere che il protezionismo tende a dilaniare l'Unione, e che l'aggressivita' e il razzismo stanno diventando dovunque il surrogato dell'intelligenza. Dobbiamo ragionare sul modo in cui salvare la civilta' e la pace sul continente europeo. Dobbiamo ragionare sul modo in cui salvare l'esperienza poltiica dell'unita' europea. E' un compito che tocca al movimento, perche' nessuna forza politica del novecento sapra' farla, ne' lo faranno i residui della sinistra novecentesca, che sono sempre stati culturalmente refrattari all'internazionalsmo europeo, ne' lo faranno i cascami neoliberisti che difendono solo il loro privilegio, ne' certamente potranno farlo i fanatici delle identita' locali, nazionali o razziali, che purtroppo sono al governo in Italia come in vari altri stati europei. Ma cosa vuol dire oggi difendere l'unione, salvarne l'esperienza ed il progetto? Una cosa vuol dire essenzialmente: reddito di cittadinanza, sganciamento del reddito dal lavoro. E' questo il tema che dobbiamo mettere al centro della campagna culturale per l'unione e la pace in Europa. Il collasso economico in corso non e' soltanto l'effetto di una crisi finanziaria epocale, ma e' soprattutto il segno dell'esaurimento della crescita, e il segno della fine della relazine tra lavoro e reddito. La forma del salario, che nell'epoca passata misuro' il rapporto tra tempo di lavoro e reddito e' oggi fuori uso. Non abbiamo a che fare soltanto con una bolla dell'immobiliare o una bolla dell'indebitamento. Abbiamo a che fare soprattutto con l'esplosione della bolla lavorativa. Abbiamo lavorato e prodotto troppo, siamo stati costretti a rinchiudere l'enorme potenza produttiva entro le gabbie del consumo privato, e questo ha impoverito la vita sociale, affettiva, culturale. Nell'interesse della societa' e' necessario avviare oggi un processo di risocializzazione della vita quotidiana. Il tempo di lavoro deve tendenzialmente essere dimezzato perche' la societa' si riappropri del proprio tempo e riapprenda l'affetto per la'trlo, la cura di se', l'insegnamento e la terapia. Queste funzioni della vita quotidiana, che il capitalismo ha commercializzato debbono riacquistare la propria relazione organica con la vita. Ma per far questo occorre riconoscere che non si puo' piu' pagare salario in cambio di prestazione di tempo. Il reddito non puo' continuare ad essere finzione di una impossibile misura del lavoro. Ogni essere umano ha diritto a ricevere quel che gli serve per la sua vita. Milleduecento euro per ogni persona che ha compiuto diciott'anni, indipendentemente dal fatto che possa o non possa trovare un impiego. La fine della relazione salariale e' gia' nei fatti. Ora si tratta di trasformarla in consapevolezza in programma, in reddito di cittadinanza. Questa e' la campagna culturale che occorre lanciare in Europa. Questa e' la campagna che ci permettera' di salvare l'unione europea. Questo ci permettera' di salvare quel che della globalizzazione non vogliamo perdere: la ricchezza e la connessione dell'intelletto generale. --- Attenzione! --- Il messaggio conteneva allegati e/o HTML non ammessi in questa lista --- -------------------------------------------[ RK ] + http://liste.rekombinant.org/wws/subrequest/rekombinant + http://www.rekombinant.org
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