15 May 2012 00:00
Re: da Carmilla di ieri
Libero <giuseppe-1955 <at> libero.it>
2012-05-14 22:00:24 GMT
2012-05-14 22:00:24 GMT
rattus wrote: > > Riprendo il tema kafkiano del "silenzio delle sirene" perché mi > ricorda Erving Goffman, tanto sorprendente è il tessuto di ipotesi > che K. mette sul piatto. La prima è quella che le sirene non > cantarono. Ma la salvezza di Ulisse si basa sul malinteso. Si salva, > dice K., perché non si accorge del loro silenzio. Si fosse accorto > del silenzio delle sirene ne sarebbe rimasto fulminato all'istante. > Ma quel malinteso salva anche le sirene. Perché a loro volta alle > sirene sarebbe toccata distruzione certa se fossero state esseri > coscienti. Ma non essendo tali...sopravvissero. > Poi però K. ci ripensa. E nella chiusa ammette l'ipotesi che Ulisse > possa aver capito il silenzio delle sirene. E' un passaggio > enigmatico, Agagar. Sarei curioso di capire Calasso come tenta di > risolverlo. Perché in effetti non c'è tertium: se avessero cantato, > tappi o no, sarebbe impazzito. Se non avessero cantato e lui se ne > fosse accorto, sarebbe stato annientato. > Che spazio rimane? > > Tu mi dici che Calasso immagina un Ulisse che si china sulle Sirene e > che finge di non aver capito e invece ha capito. > Ma nel testo "la sopra descritta finzione" di cui si parla nella > chiusa, di fatto non c'è. > > E se Kafka quella sera avesse bevuto? > > > Rattus Ecco il testo (Calasso può dire ciò che vuole ma di solito dice cose di nessuna importanzaIl silenzio delle Sirene (Das Schweigen der Sirenen) Dimostrazione del fatto che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono servire alla salvezza. Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si lasciò incatenare all'albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e albero. Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente in quel poco di cera e in quel fascio di catene, e, con innocente gioia per i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene. Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge ogni cosa, nessun mortale può resistere. E, in effetti, quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell'avversario, sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare. Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che cantassero e di essere lui solo protetto dall'udirle. Di sfuggita vide sulle prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di loro. Quelle - più belle che mai - si stirarono e si girarono, fecero agitare al vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo sguardo dei grandi occhi di Odisseo. Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro. A questo punto, si tramanda ancora un'appendice. Odisseo, si dice, era così astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con l'intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e ha, per così dire, solo opposto come scudo a loro e agli dèi la suddetta finzione. Quello che conta qui è la povertà del mezzo utilizzato rispetto al fine. La condanna al silenzio vale per Ulisse ma anche per le Sirene... quello che conta è la sua risolutezza... [][][][]][ NEUROGREEN - neurogreen <at> liste.comodino.org ecologie sociali, strategie radicali negli anni zerozero della catastrofe http://liste.comodino.org/wws/subrequest/neurogreen
Il silenzio delle Sirene (Das Schweigen der Sirenen)
Dimostrazione del fatto che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono
servire alla salvezza.
Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si
lasciò incatenare all'albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori
avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le
Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che
era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava
dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e
albero. Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente
in quel poco di cera e in quel fascio di catene, e, con innocente gioia per
i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene.
Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè il
silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia
salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di
averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge
ogni cosa, nessun mortale può resistere.
E, in effetti, quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono,
sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell'avversario,
sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava
ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare.
Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che
cantassero e di essere lui solo protetto dall'udirle. Di sfuggita vide sulle
prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di
lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle
arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il
suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua
risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di
loro.
Quelle - più belle che mai - si stirarono e si girarono, fecero agitare al
vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non
volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo
sguardo dei grandi occhi di Odisseo.
Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma
sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro.
A questo punto, si tramanda ancora un'appendice. Odisseo, si dice, era così
astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva
penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con
l'intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e
ha, per così dire, solo opposto come scudo a loro e agli dèi la suddetta
finzione.
Quello che conta qui è la povertà del mezzo utilizzato rispetto al fine. La
condanna al
silenzio vale per Ulisse ma anche per le Sirene... quello che conta è
la sua risolutezza...
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