Libero | 15 May 2012 00:00
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Re: da Carmilla di ieri

rattus wrote:
>
> Riprendo il tema kafkiano del "silenzio delle sirene" perché mi
> ricorda Erving Goffman, tanto sorprendente è il tessuto di ipotesi
> che K. mette sul piatto. La prima è quella che le sirene non
> cantarono. Ma la salvezza di Ulisse si basa sul malinteso. Si salva,
> dice K., perché non si accorge del loro silenzio. Si fosse accorto
> del silenzio delle sirene ne sarebbe rimasto fulminato all'istante.
> Ma quel malinteso salva anche le sirene. Perché a loro volta alle
> sirene sarebbe toccata distruzione certa se fossero state esseri
> coscienti. Ma non essendo tali...sopravvissero.
> Poi però K. ci ripensa. E nella chiusa ammette l'ipotesi che Ulisse
> possa aver capito il silenzio delle sirene. E' un passaggio
> enigmatico, Agagar. Sarei curioso di capire Calasso come tenta di
> risolverlo. Perché in effetti non c'è tertium: se avessero cantato,
> tappi o no, sarebbe impazzito. Se non avessero cantato e lui se ne
> fosse accorto, sarebbe stato annientato.
> Che spazio rimane?
>
> Tu mi dici che Calasso immagina un Ulisse che si china sulle Sirene e
> che finge di non aver capito e invece ha capito.
> Ma nel testo "la sopra descritta finzione" di cui si parla nella
> chiusa, di fatto non c'è.
>
> E se Kafka quella sera avesse bevuto?
>
>
> Rattus

Ecco il testo (Calasso può dire ciò che vuole
ma di solito dice cose di nessuna importanza:-)

Il silenzio delle Sirene (Das Schweigen der Sirenen)

Dimostrazione del fatto che anche mezzi inadeguati, persino puerili, possono 
servire alla salvezza.
Per difendersi dalle Sirene, Odisseo si tappò le orecchie con la cera e si 
lasciò incatenare all'albero maestro. Naturalmente tutti i viaggiatori 
avrebbero potuto fare da sempre qualcosa di simile, eccetto quelli che le 
Sirene avevano già sedotto da lontano, ma era risaputo in tutto il mondo che 
era impossibile che questo potesse servire. Il canto delle Sirene penetrava 
dappertutto e la passione dei sedotti avrebbe spezzato ben più che catene e 
albero. Odisseo non ci pensò, benché forse lo sapesse. Confidava pienamente 
in quel poco di cera e in quel fascio di catene, e, con innocente gioia per 
i suoi mezzucci, andò direttamente incontro alle Sirene.
Ora, le Sirene hanno un'arma ancora più terribile del canto, cioè il 
silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia 
salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio. Al sentimento di 
averle sconfitte con la propria forza, al conseguente orgoglio che travolge 
ogni cosa, nessun mortale può resistere.

E, in effetti, quando Odisseo arrivò, le potenti cantatrici non cantarono, 
sia che credessero che solo il silenzio potesse vincere quell'avversario, 
sia che, alla vista della beatitudine nel volto di Odisseo, che non pensava 
ad altro che a cere e a catene, si dimenticassero proprio di cantare.
Ma Odisseo tuttavia, per così dire, non udì il loro silenzio, e credette che 
cantassero e di essere lui solo protetto dall'udirle. Di sfuggita vide sulle 
prime il movimento dei loro colli, il respiro profondo, gli occhi pieni di 
lacrime, le bocche socchiuse, ma credette che questo facesse parte delle 
arie che non udite risuonavano intorno a lui. Ma tutto ciò sfiorò appena il 
suo sguardo fisso nella lontananza, le Sirene sparirono davanti alla sua 
risolutezza e, proprio quando era più vicino a loro, non seppe più niente di 
loro.
Quelle - più belle che mai - si stirarono e si girarono, fecero agitare al 
vento i loro tremendi capelli sciolti e tesero le unghie sulle rocce. Non 
volevano più sedurre, volevano solo carpire il più a lungo possibile lo 
sguardo dei grandi occhi di Odisseo.
Se le Sirene avessero coscienza, quella volta sarebbero state annientate. Ma 
sopravvissero, e solo Odisseo sfuggì a loro.
A questo punto, si tramanda ancora un'appendice. Odisseo, si dice, era così 
astuto, era una tale volpe, che neppure la Parca del destino poteva 
penetrare nel suo intimo. Egli, benché questo non si possa capire con 
l'intelletto umano, forse si è realmente accorto che le Sirene tacevano e 
ha, per così dire, solo opposto come scudo a loro e agli dèi la suddetta 
finzione.

Quello che conta qui è la povertà del mezzo utilizzato rispetto al fine. La 
condanna al

silenzio vale per Ulisse ma anche per le Sirene... quello che conta è

la sua risolutezza...

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